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Emanate nel 1938, sono un fatto totalmente nuovo nella storia d'Italia e rompono il patto di uguale cittadinanza stabilito durante il Risorgimento (gli ultimi ebrei avevano ottenuto la piena uguaglianza con l'acquisizione di Roma al Regno d'Italia). L'obiettivo č quello di risolvere la "questione antiebraica" mediante l'eliminazione di ebrei italiani e stranieri. Si tratta di una elaborazione autonoma del governo fascista rispetto a quello nazista. "Sappiate ed ognuno sappia, che anche nella questione della razza noi tireremo diritto. Dire che il fascismo ha imitato qualcuno o qualcosa č semplicemente assurdo". (La frase, pronunciata da Mussolini, č riportata ed evidenziata dai quotidiani "Il Giornale di Genova" e "Il Lavoro") In una nota della "Informazione diplomatica" pubblicata il 6 agosto 1938 sul quotidiano "Il popolo d'Italia", si legge che "Il razzismo italiano data dal 1919 ed č base fondamentale dello stato fascista". Altri documenti confermano questo carattere della politica razziale del regime. Volute dal governo fascista presieduto da Benito Mussolini, le leggi razziali furono approvate all'unanimitā dalla Camera dei Deputati (350 votanti) e a grandissima maggioranza dal Senato (150 voti favorevoli e 10 contrari) Il re Vittorio Emanuele III di Savoia le ha controfirmate. Dopo le deliberazioni del Consiglio dei Ministri inizia la "persecuzione dei diritti" degli ebrei (1938-1943). Il 12 luglio 1943 viene decretato dagli Alleati sbarcati in Sicilia -come una delle condizioni armistiziali- l'abrogazione di "qualsiasi legge che fa distinzione contro qualsiasi persona o persone in base a razza, colore e fede". Nel frattempo la Carta di Verona dā inizio alla "persecuzione della vita" degli ebrei (1943-1945). |
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