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A partire dal 1926, anno in cui furono emanate le "leggi eccezionali", aumentarono le persecuzioni delle minoranze etniche slave dell'Istria e della Venezia-Giulia, che furono le regioni con il più alto numero di arresti, di condannati (di cui parecchi alla fucilazione) dal Tribunale Speciale e di deportati al confino. Furono soppresse tutte le associazioni politiche, sindacali e culturali nonché scuole, giornali, teatri, attività sportive. Furono cancellate le iscrizioni in lingua slava nelle divise e sulle tombe proibiti nomi e cognomi slavi. In Alto Adige si procedette alla traduzione in italiano dei nomi delle località e gli studenti di lingua tedesca dovettero sostenere gli esami in italiano. Nelle colonie le persecuzioni razziali furono particolarmente pesanti. I sudditi dell'impero coloniale italiano erano trattati come "esseri inferiori" in nome della superiorità della razza bianca su quella nera: proibizione del matrimonio tra italiani e indigeni; luoghi di abitazione, locali pubblici e mezzi di trasporto separati; ad Addis Abeba fu negato agli Etiopi il diritto allo studio con la chiusura delle scuole medie e superiori. |
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