L'occupazione dell'Italia da parte delle truppe naziste e dei reparti militari della Repubblica Sociale Italiana, tra il 1943 e il 1945, nell'ultima parte della seconda guerra mondiale, ha provocato circa diecimila vittime tra la popolazione civile, oltre a un numero impressionante di circa cinquantamila combattenti per la libertà. Le stragi operate dai Tedeschi -come rappresaglia contro ogni forma di resistenza alla loro occupazione e per fare terra bruciata intorno ai partigiani- sono 285 (di queste, molte sono rimaste a lungo negli archivi), i morti 9903 (escludendo quelli feriti in episodi in cui morirono meno di sette persone).

 

 

 

Stragi nazifasciste:

     - BOVES (Cuneo): massacrati 26 civili, 4 partigiani e 1 militare; fu massacrato anche il parroco per scoraggiare le insurrezioni partigiane.

      - ROMA: 335 detenuti politici trucidati nelle cave di tufo della via Ardeatina nel marzo del 1944 su ordine del comandante delle SS Keppler a seguito di un attentato partigiano in cui morirono oltre trenta tedeschi.

      - SANT'ANNA DI STAZZEMA (Lucca): massacrati 560 civili nell'agosto 1944 dal battaglione delle SS comandate da Reder.

     - MARZABOTTO (Bologna): uccisi 1836 civili nel settembre-ottobre 1944,ancora per ordine di Reder.

Da ricordare anche quella di CEFALONIA (isola greca nel mar Ionio); dopo l'8 settembre 1943 vennero fucilati circa 8000 soldati italiani della divisione "Acqui", che rifiutarono eroicamente di consegnare le armi in cambio della vita.

(Fonte: M.Dondi "La lunga liberazione", Roma, Editori Riuniti, 2004)

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