Intervista a Topazio, maestro d'ascia
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L’INIZIO IN CANTIERE:
Durante l’adolescenza il sig. Topazio, figlio di un noto carpentiere
di Lavagna, frequentò la scuola Rocca pur già sapendo quale sarebbe
stato il suo lavoro futuro (la costruzione delle barche).
Questa scuola era dedicata alla famiglia Rocca, che aveva donato
numerose opere alla città di Lavagna, e si trovava nell'attuale
Piazza Cordeviola.
I Sangermani gli infusero la passione per le barche facendolo
entrare nel loro cantiere, per la contentezza egli non dormiva la
notte!
L'inizio di Topazio con i Sangermani avvenne nel 46' quando nel
cantiere non c'erano ancora i capannoni.
La sua prima barca fu la "Barcelletta", il cui nome deriva dal
soprannome datogli dai colleghi di lavoro.
Descrive i Sangermani come gente generosa e precisa, tanto che la
paga era, a volte, addirittura anticipata in un periodo, quello del
primo dopoguerra in piena ricostruzione quando la circolazione del
denaro era alquanto carente.
I SANGERMANI
I Sangermani avevano qualità non indifferenti nell' insegnamento,
tanto che, sin dal primo approccio, Topazio aveva capito tutto il
da farsi per diventare un buon maestro d’ascia.
Vanta di essere stato un giovane appassionato, a differenza di molti
giovani di oggi. Inoltre elogia i suoi ex datori di lavoro
nell’attenzione che ponevano alla sicurezza in cantiere, a cui i
Sangermani si dedicavano personalmente in ogni dettaglio.
Riguardo a ciò, e per dimostrare come allora la sicurezza non fosse
sempre, negli ambienti di lavoro, al centro dell’attenzione, egli
racconta una disavventura capitata ad alcuni operai poco dopo la
seconda guerra mondiale e avvenuta nelle cave di ardesia di Cogorno,
dove si produce un ottima ardesia.
Una frana avvenne in quel luogo e i mezzi di salvataggio nulla
poterono: ma, sopratutto fu una tragedia dovuta alla scarsa
attenzione.
IL LAVORO DI TOPAZIO
Il suo ricordo dei Sangermani è indelebile. Furono anni felicissimi
per questo grande maestro.
Collaborò alla realizzazione di una barca che fu oggetto di
letteratura da parte di uno scrittore svedese che regalò
personalmente un suo libro con dedica a Piero Sangermani.
Il libro descriveva anche i luoghi tipici liguri, tra cui Lavagna,
con grande minuziosità.
Topazio conserva ancora il legname usato per fasciare diverse barche
come la Nauzicaa e il Bismark.
Egli ricorda di avere ricevuto in dono da Sangermani le vele per una
barca che si era poi costruito da solo.
Con quella barca egli era sempre in mare tanto da preoccupare
addirittura il padre che era costretto a cercarlo in mare anche di
notte.
Erano tempi (i suoi venti anni) in cui si lavorava anche la domenica
e in cui lo si faceva con contentezza.
ATTUALMENTE
L'attività attuale è svolta con l'aiuto del figlio e con la
saltuaria presenza di allievi che, non sempre, si dimostrano
interessati, motivati o competenti. Questo si deve alla mancanza di
una scuola specifica, a differenza degli Stati Uniti dove, nel
Maryland e nel Rode Island, si ha la possibilità di imparare
tantissimo.
A causa della mancanza di interesse nei ragazzi, Topazio preferisce
non avere apprendisti da pagare.
Il problema della successione di questa arte e del fatto che gli
italiani abbiano sempre avuto poco da imparare dagli stranieri
emerge con malinconia e anche con un pizzico di rabbia in Topazio.
Egli descrive infatti la vicenda di un ufficiale dei marines, il
quale si trovò molto soddisfatto a lavorare per il maestro d’ascia,
sia in ambito professionale che sotto il profilo umano, apprendendo
molte piu’ nozioni sotto le sue dipendenze che nelle scuole negli
U.S.A.
I PROBLEMI DI OGGI
Topazio prosegue parlando delle proposte avute in passato per la
realizzazione di barche con materiali non attinenti al suo stile e
confessa di aver rifiutato perchè non erano materiali che egli
amava.
Egli parla della scarsa richiesta per la prosecuzione del suo
mestiere, affermando che, a causa di questa mancanza e della morte
degli ultimi maestri d’ascia, la realizzazione delle barche secondo
lo stile classico andrà perduto.
AVVENIMENTI E RIFLESSIONI
Il Maestro d’ascia racconta di come, in passato, per la costruzione
di imbarcazioni, venissero usate unità di misurazione differenti da
quelle attuali e ricorda questo evento con nostalgia soprattutto per
la maggiore precisione e adattabilità nel lavoro che portava alla
realizzazione di una barca.
Egli conclude il suo racconto parlando di un documento molto antico
che tratta la cantieristica della zona nell’800, punto di
riferimento per la costruzione di imbarcazioni per la guerra di
Crimea.
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