Le nuove industrie
Secoli di attività estrattiva e le iniziative, per quanto
disorganizzate, di tenaci lavoratori spiegano la diffusione, non
solamente in Liguria, della ardesia (pietra povera malleabile e
utile). Nonostante l’importanza del materiale richiesto per molti
impieghi, il lavoro era duro e faticoso, e con scarso guadagno per i
lavoratori; più ancora la necessità inderogabile di sfruttare un
patrimonio proprio rinvenuto nella propria regione, senza dover far
ricorso alle onerose importazioni.
Importante fu Genova
dopo il ‘500: le grandi trasformazioni urbanistiche e la
costruzione dei quartieri esterni avevano fatto decadere
l’importanza originaria dell’antico centro storico e dato
inizio alla grande espansione edilizia che doveva anticipare
il “boom” della prima metà dell’800, attorno al vitale
emporio marittimo. Lo sviluppo del porto e il fiorire delle
iniziative economiche e l’apertura delle prime grandi vie
della comunicazione avevano dilatato le aree urbane nel
territorio del Levante.
Dopo lo sviluppo del Medioevo, si era ingrandito in senso
orizzontale verso le periferie. La pietra di Liguria era un
elemento indispensabile, in quantità elevata: la si usava
anche per mettere insieme i nuovi quartieri per costruire
chiese, abitazioni civili, botteghe, banche, agenzie
commerciali. La fornitura non si limitò a Genova e ai Paesi
della riviera orientale; anche nella Liguria di Ponente le
lavagne che arrivavano a bordo dei velieri andavano a
comporre la tessitura dei tetti grigi, le scale, e
pavimentazioni e a decorare le case gentilizie. |
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La diffusione dell’ardesia fu meno imponente negli abitati della
Liguria interna (proprio perché arrivava dal mare), ma in quasi
tutti i maggiori centri delle valli, nei santuari, lungo le strade
c’era sempre la presenza, sia pure frammentaria, della pietra nera.
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L’ardesia italiana viene in
gran parte destinata all’esportazione. Su un valore totale
annuo, circa il 20% è costituito dalla produzione italiana e
di quest’ultima solo il 5% viene assorbito dal mercato
nazionale.
I maggiori importatori stranieri sono la Germania Federale,
gli Stati Uniti d’America , Francia, la Svizzera, i paesi
Bassi, il Messico, il Canada e il Giappone.
Le aziende lavorano mantenendo una certa indipendenza
organizzativa che rispecchia il carattere dell’operatore
ligure ed esprime l’abitudine ad essere riservati ed
guardinghi, che è anche atavica gelosia di mestiere.
Nei paesi dell’ardesia e nella vecchia Genova le cose
andavano meno peggio, data la vicinanza ai luoghi di
produzione; mentre altrove i clienti si assottigliavano da
un anno all’altro e i più si convertivano alle “rosse tegole
marsigliesi” e all’impiego dei marmi, delle “graniglie” e
del fibro-cemento. |
Meno richiesta di lavagna regolare, meno pietra nelle strutture
murarie verticali, meno lastre per tutti gli altri antichi usi; e
allora molte cave di ardesia furono abbandonate e si mantenne la
coltivazione soltanto in quelle aree che offrivano le migliori
qualità di pietra e risultavano le più facilmente accessibili.
I paesi
dell’ardesia furono ancora più poveri perché molte cave
avevano chiuso i battenti, ma non si toccò mai il fondo
arrivando all’abbandono totale. Pochi erano coloro che
insistevano cocciutamente nel vecchio mestiere
esperimentando, seppur con scarso successo, qualche
diavoleria meccanica e la gente partiva per altri lidi,
iniziando nel progressivo esodo di popolazione attiva che
accumulava le aree già interessante a buone attività
artigiane, a quelle della più depressa economia agricola.
L’ardesia è un bene non deperibile; un capitale che può
restare immobilizzato senza perdere il suo costituzionale
valore.
Vennero gli anni durissimi del secondo conflitto mondiale e
venne anche il tempo della ricostruzione.
Un complesso di impianti, di opere e di iniziative che non
poteva crearsi in breve spazio di tempo e che, maturando
lentamente, si è concentrato nelle dimensioni di una “nuova
industria”. |
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