Lavorazione dell’ardesia e sviluppo dell’impresa Dondero
I giacimenti di ardesia conosciuti e sfruttati fin dagli antichi
etruschi sono situati in Val Fontanabuona.
Il filone grosso detto “pilota” inizia in prossimità di Sestri
Levante e termina nel comune di Moconesi sul confine del comune di
Neirone, per una lunghezza di circa 40 Km. Detto filone ha una
potenza di ml 9-10 misurata dalla soglia (duro) al tetto (agro).
Parallelamente al filone grosso esistono altri filoni con potenza
inferiore che in alcuni casi hanno assunto il nome della prima ditta
che li ha sfruttati per esempio “filone del gatto”, ma più
semplicemente le cave prendono il nome del monte o della località
dove vengono aperte. Dai tempi antichi fino ai primi dell’ 800, le
uniche cave in esercizio erano ubicate nei monti sopra Lavagna,
Santa Giulia e Cogorno ed erano coltivate con il metodo “a cielo”
che consisteva nell’iniziare dal basso (soglia) verso il tetto;
l’utensile principale era il piccone “da rocca”. Le mine venivano
utilizzate con lo “stampotto” e la “massa”.
L’esplosivo usato era la polvere nera pressata nei fori con “l’aburun”;
una volta ottenuti i pezzi dalla cava venivano squadrati con una
grossa sega, detta “serun”, le misure più richieste erano 60X60X0,5
cm (abbadini) per copertura e gronde. La misura più grande era
250X125X1,25 cm. La lavorazione col passare degli anni, grazie
all’ingegno e alle invenzioni di tanti cavatori venne modificata
onde evitare fatiche disumane. In primo luogo si iniziò col cambiare
metodo di coltivazione sfruttando la cava dal tetto verso il basso
riducendo il rischio di ammalarsi di silicosi.
Per la perforazione, utile all’uso delle mine, Cuneo Dario di
Cicogna inventò una macchina che spostandosi su due grosse viti
eseguiva fori lunghi fino a 160 cm. Per il sollevamento dei blocchi
in cava, eliminando la famigerata “gubbia” (trasporto a spalle con
l’utilizzo di 4 uomini) Dondero Luigi costruì la prima “mancina”
ispirandosi alle gru che aveva visto nel porto di Genova. Era stata
costruita in legno e come base rotante utilizzava la piattaforma di
una mitragliatrice contraerea tedesca.
Sempre di Dondero Luigi fu l’idea delle costruzione dei
montacarichi che tramite fune ad argano tiravano i vagoni su un
binario sino all’uscita della cava. Per il trasporto a valle furono
impiantate le prime teleferiche, la prima nel 1920 da parte di
Gerolamo Dondero di Moconesi. Intorno al 1930 una ditta di Uscio, la
Bisso Carlo che costruiva torni per pressare l’uva, decisero di
costruire delle macchine per la lavorazione dell’ardesia e
inventarono i banchi a una o due seghe eliminando il “serun”,
inventarono la fresa o “carborunaum” per fare i tagli perfetti nelle
misure desiderate. In ultimo realizzarono la levigatrice a bandiera
per levigare il piano ottenendo l’effetto pelle di uovo.
Realizzarono anche il “furlum” che tramite una grossa ruota con
l’ausilio di sabbia fine del Po rendeva le superfici delle lastre
adatte ai piani per applicare il panno verde da biliardo.
Rivoluzionaria fu la realizzazione delle macchine a catena con denti
al Widia per la cava realizzati con due metodologie diverse ma con
lo stesso principio, tutto ciò fu prodotto dalla ditta Bellagamba di
Chiavari e dalla Albani di Monleone. Questa invenzione
importantissima è stata copiata in tutto il mondo.
Altri esempi di macchinari utilizzati in cava oggi giorno sono:
- Sonde atlas per fori;
- Pale trasportatrici a combustione interna con emissione
nulla di monossido di carbonio;
- Perforatori wagon drill su cingoli con martello perforatore
idraulico.
Per quanto concerne la lavorazione nei laboratori menzioniamo
telai computerizzati per la realizzazione di 80 lastre
contemporaneamente, levigatrice a nastro con 15 teste leviganti,
leviga coste con possibilità di eseguire molteplici profili,
macchine a controllo numerico in grado di eseguire qualsiasi piano
per arredamento utilizzando automaticamente anche 24 stazioni di
utensili diversi.
L’azienda Dondero nacque nel 1926 fondata da Gerolamo Dondero e
fu una delle prime nel settore dell’estrazione, della lavorazione e
della commercializzazione dell’ardesia. Nel corso degli anni
l’azienda si è sviluppata passando da un piccolo stabilimento
adiacente al sito di estrazione al moderno complesso sito in Ferrada
di Moconesi. Dopo la Seconda Guerra Mondiale suo nipote Giovanni
Dondero ha continuato la tradizione familiare edificando un nuovo
complesso industriale dotandolo delle più moderne attrezzature,
molte di queste nate per l’estrazione e lavorazione del marmo e in
seguito modificate per l’ardesia, il cui processo produttivo è unico
al mondo e non esistono molti macchinari espressamente dedicati.
Attualmente la tradizione continua con il figlio di Giovanni e
attuale proprietario Gianluigi Dondero, che con passione ha
affiancato e in seguito ha sostituito nella conduzione
dell’azienda, migliorando la qualità del prodotto grazie a:
- Moderne macchine da taglio a controllo elettronico;
- Macchine levigatrici continue;
- Macchine calibratici di grandi dimensioni;
- Telai a controllo numerico completamente automatizzati;
Attualmente l’azienda è composta da circa 15 operai, dei quali 10
in azienda e 5 in cava sita in località Albereto, vicino al paese di
Cornia dalla quale si estrae da secoli quella che può essere
definita la migliore ardesia sia come bellezza e uniformità di
spacco; ossia la capacità di scindere il materiale in lastre molto
sottili, arrivando addirittura a spessori minori di mezzo
centimetro. La produzione attuale è incentrata nel campo
dell’edilizia ed è rinomata per:
Realizzazione manti di copertura

Pavimentazione alla genovese e composizioni moderne

Top per cucine e bagni ed elementi interni di ogni tipo

Date di nascita e morte dei componenti della famiglia Dondero
- Dondero Luigi fu Gerolamo nato a Moconesi il 9 gennaio 1894
e morto a Genova il 15 febbraio 1961
- Dondero Giovanni fu Luigi nato a Moconesi il 30 giugno 1918
e morto Moconesi il 30 dicembre 1990
- Dondero Gianluigi fu Giovanni nato a Moconesi il 14 giugno
1948
Cave aperte dai singoli componenti della famiglia Dondero
Dondero Luigi:
- Cava “Pussui”, prima cava coltivata;
- Cava “Ria de pei”;
- Cava “Campi”
- Cava “Gazzo”
Dondero Giovanni:
- Cava “Montemezzano”;
- Cava “Riè”
- Cava “Cunie”;
- Cava “Crossetta”;
- cava “Quarzite”.
Dondero Gianluigi:
- Cava “Cappello del monte”;
- Cava “Baggetta”;
- Cava “Breghella”, provincia di Imperia.
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